L’OLIO SBARCA NEL VENETO

I Romani, inizialmente, e i monaci del Garda e della Pedemontana, poi, sono i principali fautori della presenza in Veneto dell’olivo……. I primi perché sviluppano in questo territorio l’olivicoltura (come dimostrano alcune incisioni di foglie d’ulivo in arnesi paleo veneti), i secondi perché in seguito alle invasioni barbariche salvano le coltivazioni. Non è un caso, quindi, se l’olio prima di diventare utile in cucina si fermi in chiesa dove viene utilizzato in occasione della celebrazione di sacramenti (battesimo, cresima, consacrazione sacerdotale, estrema unzione) e per la benedizione di fonti battesimali e campane.

Sbarcando in Veneto, uno dei primi luoghi ad essere associati all’olivo è il Lago di Garda: secondo documenti risalenti al X secondo la sua diffusione è legata ad alcuni vescovadi (Verona, Vicenza, Reggio Emilia) e monasteri (San Colombano di Bobbio e San Martino di Tours).

Si espande poi verso i colli euganei e berici, tanto che la sua presenza è accreditata anche ad Angarano (Bassano del Grappa) in un atto del 1193. Sotto il governo degli Scaligeri, poi, “il sigillum Comunis Veronae” che doveva obbligatoriamente accompagnare il prodotto del Garda viene esteso anche a quello di origine vicentina. Un modo, quello del sigillo, per difendere la specificità dalla concorrenza che, attraverso Venezia porta nell’Alta Italia oli di Tebe, Corinto e Trani. Dalla Liguria, invece, entra la produzione spagnola, sarda o della Provenza.

 


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