L’OLIVO NELLA STORIA

Simbolo di pace, fecondità, forza, purificazione. L’olivo porta con sé una “fama” lunga secoli……, capace di superare epoche e, contemporaneamente, di rinvigorirsi con il passare del tempo. Anche oggi la sua immagine è fortemente simbolica. Collegata al rito cristiano della domenica delle Palme (in riferimento all’episodio del Vangelo in cui Gesù viene accolto dal popolo di Gerusalemme che, salutandolo, agita ramoscelli d’olivo) allude al risveglio del mondo naturale.
Le origini di questa pianta così “famosa” e dai frutti così “golosi” storicamente sono radicate nel Medio Oriente. E’ la Bibbia ad intrecciare le vicende dei popoli del Caucaso con l’“olea europea”, grazie alla colomba di Noè che nel proprio becco ne porta un ramoscello. Un messaggio che, universalmente, continua ad essere portatore di pace. Dal Caucaso la diffusione dell’olivo si allarga alla Siria, alla Palestina e all’Egitto. E da qui, merito dei Fenici e dei Greci, arriva in tutto il Mediterraneo dove diventa simbolo dell’intera civiltà. I Greci, in particolare, sviluppano la coltivazione anche nella Magna Grecia (la nostra Italia meridionale), mentre i Cartaginesi nell’odierna Spagna. Dai Greci ai Romani la diffusione dell’olivo avanza, visto che questi ultimi lo portano con sé man mano che conquistano territori facendone un prodotto di gastronomia. Precedentemente, invece, il suo uso è legato all’igiene e alla pulizia.

In epoca romana l’importanza dell’olivo è sottolineata dal fatto che l’olio, suo prezioso ricavato, diviene il pagamento dei tributi  per le popolazioni conquistate. Ma c’è di più. Gli strumenti rimasti in vigore fino a duecento anni fa per la spremitura delle olive sono il risultato dell’ingegno degli antichi romani. Sempre loro imparano che i cibi si possono conservare grazie all’olio, prodotto che non tardano a “studiare” e, perciò, a classificare in cinque varietà. L’olio uscito dalla spremitura delle olive verdi è “oleum ex albis”, quello proveniente da olive con uno stadio di maturazione più avanzato è “oleum viride”, mentre il “maturum” è quanto si ottiene dalla spremitura dei frutti maturi. Ma, secondo gli antichi romani, si può ottenere un “caducum” dalle olive cadute a terra e il “cibarium” (per gli schiavi) da quelle passite.


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