L’OLIO DIVENTA UN “GIOIELLO” VICENTINO

Si comincia a parlare con insistenza di olivo a Vicenza attorno al 1263: questo l’anno di un attendibile documento in cui……. si rende conto di un inventario delle proprietà ezzeliniane, tra queste l’olivo nella zona di  Pove del Grappa (Valbrenta). Si passa al 1352, altra data importante perché testimonia la consegna da parte del vescovo di Padova di due appezzamenti con 15 piante di olivo al parroco di Pove. Queste piante nel 1431, narrano gli inventari parrocchiali, avrebbero reso dieci libbre d’olio all’anno. Il raccolto è, però, destinato a crescere. La preziosità della pianta nel Povese è documentata anche da una lite tra Pove e la comunità di Cassola che vuole alimentare la lampada votiva delle chiese da sola, in barba ad un accordo già preso. Dal Bassanese si scende ai Berici dove si comincia a parlare di olivicoltura dall’inizio del Cinquecento (così secondo le attestazioni esistenti) come complementare alla coltura delle viti. La documentazione, però, non è molta. Sono i veneziani, perdute le terre di Morea (Grecia) e l'isola di Candia (Creta), ad incrementare le coltivazioni sia nei colli Berici che negli Euganei.
Nel 1902 L’informatore Agrario attribuisce ad altre colture più redditizie la causa principale dell’abbandono dell’olivicoltura, oltre alla decadenza delle ville e alla penuria della manodopera. Il declino termina intorno al 1950 quando ritorna l’interesse alla coltivazione dell’ulivo sia nell’area Berica che in quella Bassanese: parte del merito va ad alcune iniziative intraprese dalla Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno e ad una legge del luglio ’56 che per promuovere piantagioni di olivi concede determinati benefici. L’effetto sembra immediato: tra il ’56 e il ’62, secondo le stime ,il territorio veneto ospita più di 75mila piante di olivi. Arrivando ai giorni nostri l’olivicoltura vicentina, forte di diverse decine di migliaia di piante, porta ad una produzione stimata in circa 1800 quintali di olio extravergine. Da una decina d’anni la Camera di commercio e l’ente provinciale di Vicenza hanno cominciato a finanziare un progetto che, anche attraverso la promozione dell’imbottigliamento e dell’etichettatura dell’olio extravergine di oliva, nonché dell’associazionismo, mira a migliorare le qualità del prodotto locale.

Le distese di olivi oggi arricchiscono il territorio Vicentino, che conta numerose varietà coltivate. Le più diffuse nella zona dei Berici e Lessini sono Rasara, Leccino, Frantoio (le tre varietà principali), Pertegaro e Grignan (preponderante nell’area di Gambellara). Nel Povese-Bassanese, invece, sono: Pendolino, Maurino, Grignan, Casaliva, Segalina, Padanina e Asolana. Altre varietà, invece, sono prive di classificazione e di codificazione, a causa anche di diversi modi di nominarle. Le più antiche, ad esempio, cambiano nome man mano che ci si sposta da un Comune all’altro.
Per quanto riguarda la maturazione, Leccino e Maurino si possono definire precoci, Moraiolo, Grignan e Pendolino intermedi, Favarol, Trep, Frantoio e Radar tardivi. In generale, il momento migliore per la raccolta dei frutti corrisponde alla loro maturazione che, comunque, varia a seconda dell’ambiente e della varietà. Buona norma è, a questo punto, rispettare i tempi di maturazione della natura e adottare piccoli accorgimenti, come non mescolare insieme tipologie precoci a quelle intermedie e tardive. Nel processo che dalla maturazione porta alla raccolta delle olive assume importanza il metodo utilizzato. La brucatura a mano, che consiste nel far scorrere tra le dita il ramoscello e trattenere il frutto, garantisce l’integrità di quanto raccolto. Viene considerata più violenta, invece, la presa meccanica perché potrebbe produrre delle lesioni alle olive. Poco indicata è anche la raccolta da terra, poiché proprio il contatto con il terreno potrebbe alterare qualità e gusto. Nel Vicentino si provvede alla raccolta tramite brucatura a mano. Si tratta di un sistema accurato che può anche essere accelerato con l’aiuto di pinze: una volta che l’oliva ha lasciato la pianta è bene depositarla su cassette forate (fortemente sconsigliati sacchetti di iuta e plastica) e procedere velocemente verso il frantoio. Qui ci si trova davanti a due scelte: il sistema di lavorazione tradizionale (discontinuo) e quello moderno (continuo). Il passo successivo è l’estrazione dell’olio che può avvenire per pressione o centrifugazione. Si deve, infine, separare l’olio ottenuto dall’acqua.

 


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