OLIO DI OLIVA E APPARATO DIGERENTE

Intestino, stomaco e bile. Cosa farebbero senza l'olio d'oliva? Non è, naturalmente, sostituibile ad un farmaco, ma è assodato il suo effetto benefico su questi tre organi…..

Stomaco:
In una ipotetica gara fra grassi alimentari su “chi è più tollerato dallo stomaco”, l'olio d'oliva salirebbe sicuramente sul podio. Lo affermano recenti ricerche condotte dall'equipe del ricercatore Charbonnier, che ha stilato una classifica nutrizionale fra le varie sostanze grasse in rapporto alla presenza in esse di acidi alimentari. La spremitura d'olive, la cui componente acida principale è l'acido oleico monoinsaturo, è la sostanza grassa più tollerata: il test è stato condotto anzitutto sulla valvola che separa l'esofago dallo stomaco, lo “sfintere inferiore esofageo”. Questo “interruttore” corporeo normalmente modifica la sua forma al passaggio degli acidi dall'esofago allo stomaco per impedire che lo stomaco li rigetti indietro. E' stato scoperto che al passaggio dell'olio d'oliva la valvola si modifica molto meno e per meno tempo a paragone delle altre sostanze grasse. E' stato quindi misurato il tempo di evacuazione dello stomaco, cioè il tempo impiegato a far passare la sostanza nella fase successiva della digestione, e anche qui l'olio d'oliva ha mostrato caratteristiche positive. Il grasso meno tollerato dallo stomaco in entrambe le misurazioni è risultato invece il burro, a causa dell'elevata percentuale di acidi grassi saturi nella sua composizione. L'olio di girasole, ricco di acidi grassi polinsaturi, ha infine mostrato caratteristiche intermedie, anche se con tempi più vicini al burro che all'olio di oliva.
In anni meno recenti altri ricercatori hanno studiato l'olio d'oliva dal punto di vista degli effetti su gastriti ipercloridiche e ulcere gastroduodenali. Il prodotto ha mostrato proprietà benefiche, secondo la ricerca di Ewald e Boas (1889): i due scienziati hanno misurato una riduzione della secrezione acida dello stomaco confrontando le digestioni di soggetti nutrici con sola farinata rispetto a quelli nutriti con farinata e olio di oliva. Secondo altri autori (Farrel e Ivy, 1929) lo si deve alla liberazione di un ormone intestinale, l'enterogastrone, mentre gli studi di altri (Rose) indicando che l'effetto positivo sarebbe dovuto a caratteristiche protettive proprie dell'olio d'oliva. Un esperimento importante, in questo senso, è stato condotto dal ricercatore Taits su 102 pazienti affetti da ulcera. Durante il periodo di sperimentazione la somministrazione di grassi animali è stata sostituita con olio di oliva e per il 33 per cento dei malati la lesione si è ridotta, mentre nel 55 per cento si è cicatrizzata. Contemporaneamente sono migliorate altre funzioni corporee comprese nella digestione, in particolare la ipersecrezione acida e ipermotilità antrale. Altri esperimenti sono stati condotti da Crespi - che ha osservato come l'olio d'oliva somministrato ad un ratto abbia la capacità di inibire l'ulcera sperimentale di Shay – e da Benvestito, che somministrando l'olio ai soggetti ha rilevato un aumento della secrezione alcalina delle cellule dell'antro pilorico (una parte dello stomaco) e del fondo gastrico.
Non si deve comunque pensare che un'alimentazione basata sull'olio d'oliva sia sostitutiva dei farmaci, sia in caso di gastrite che di ulcera: la terapia farmacologica (a base di cimetidina, o ranitidina) resta sempre importante.

Intestino
Due cucchiai di olio di oliva, presi al mattino e a digiuno, sono un toccasana per chi è malato di stitichezza cronica. Probabilmente lo si deve alla liberazione di colecistochinina, un ormone che ha il doppio effetto di far contrarre la cistifellea (la parte del corpo che immagazzina la bile) e di attivare il processo di distensione dell'intestino tenue (peristalsi).

Vie Biliari
L'olio d'oliva ha effetti protettivi nei confronti del corpo umano anche per quel che riguarda i  cosiddetti “calcoli” (calcolosi biliare colesterolica, o “colelitiasi”). Il ruolo protettivo della spremitura d'olive sarebbe dimostrato da alcuni studi condotti dai ricercatori Messini e Cairella in alcune regioni italiane: dove è maggiore il consumo di olio, contemporaneamente si ha una minore incidenza di calcolosi biliare.
Per capire l'influsso dell'olio sulla calcolosi biliare bisogna partire con il concetto che la sua formazione, il formarsi dei calcoli nei condotti biliari o nella cistifellea, è strettamente legata al metabolismo dei lipidi, cioè al complesso delle reazioni fisiche e chimiche che avvengono all'interno del corpo umano a causa della presenza delle particelle di grasso. La maggior parte dei calcoli (il 75 % ) ha infatti come elemento base il colesterolo, una molecola composta da grassi che ogni organismo animale sintetizza e che è indispensabile alla vita, ma che in produzioni eccessive può provocare malattie molto gravi. La calcolosi biliare colesterolica attualmente è in netto aumento nelle popolazioni ad alto sviluppo economico: a favorire la malattia concorrono molti fattori, come l'obesità, il diabete, le gravidanze ripetute, i contraccettivi e la riduzione del flusso della bile nell'organismo. Oltre a questi c'è naturalmente l'alimentazione sovrabbondante, specificamente l'eccesso alimentare di grassi saturi. Contemporaneamente all'eccesso di colesterolo si ha una riduzione degli acidi biliari (derivati del colesterolo stesso, importanti in quanto componenti della bile) e della lecitina  (un emulsionante alimentare, sostanzialmente uno “stabilizzatore”).
E' stato recentemente dimostrato che, oltre a una dieta sovrabbondante, anche una dieta ipocalorica e finalizzata a privare a lungo l'organismo di lipidi (grassi) può portare a una calcolosi biliare. Nello stesso tempo è stato dimostrato che pure gli acidi grassi polinsaturi possono condurre a questa conclusione. In definitiva la maggior parte degli studiosi ritiene che possano avere un ruolo litogeno (ovvero possono condurre al formarsi di calcoli) sia l'eccesso di acidi grassi saturi che quello di grassi polinsaturi. In conclusione, la prevenzione dei calcoli biliari colesterolici passa sia una correzione globale della dieta, che non deve essere sovrabbondante o troppo ricca in grassi ma nemmeno squilibrata nel rapporto fra carboidrati (pane, pasta, patate) e lipidi (grassi), o con un eccesso di grassi polinsaturi e saturi. Il ruolo protettivo dell'olio di oliva quindi è stato ipotizzato per il rapporto equilibrato fra acidi grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi che lo caratterizza.

L'olio è però importante anche per l'impulso che dà al flusso biliare. In particolare, la spremitura di olive stimola l'organismo a liberare la “colecitochinina”, il cosiddetto “ormone della sazietà”: una molecola che riduce il senso di fame e l'assunzione di cibo, ed ha un ruolo cruciale nell'alimentazione. La colecistochinina provoca inoltre la contrazione della vescichetta biliare e dello “sfintere di Oddi”, parte del corpo importantissima in quanto consente l'accumularsi della bile prima della digestione: l'azione dell'olio di oliva in questo senso è efficace ma allo stesso tempo blanda, nel senso che non provoca contrazioni violente. Per questo stimolo benefico l'olio veniva consigliato anche dai medici dell'antichità: già nel 1888 Chauffard e Duprè lo consideravano un medicamento empirico e ne consigliavano l'assunzione di 200 o 300 grammi al giorno. In epoche successive, Demole ha riconosciuto in una rassegna sul trattamento di patologie biliari l'utilità in certi casi dell'impiego di grassi alimentari, per la loro azione colecistocinetica (fanno muovere la cistifellea e la bile). Fra i grassi, Demole segnala poi come l'olio di oliva sia l'unico “completo”, cioè coleretico (stimolante del fegato, al fine di un aumento della secrezione di bile) e al contempo colecistocinetico. Proprio questa caratteristica renderebbe l'olio di oliva particolarmente consigliato, anche a piccole dosi, dopo un'operazione di colecistectomia (asportazione chirurgica della cistifellea).

 


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