OLIO D'OLIVA E BAMBINI

Olio d'oliva nelle “pappe” dei bimbi già svezzati e pure nel biberon, se il neonato che ancora allatta viene svezzato…. con latte di mucca: la spremitura di olive è importante in questi casi per la sua alta concentrazione di lipidi. Ben la metà delle calorie assunte dai neonati e dai bambini svezzati proviene infatti dai grassi (lipidi), e di questi un decimo deve essere composto da acidi grassi polinsaturi. Oltre all'olio d'oliva altre possibili fonti di lipidi sono naturalmente anche gli altri grassi vegetali, ma la spremitura di olive ha le caratteristiche aggiuntive di contare fra i suoi componenti un'elevata quantità di acido oleico e di presentare un grande equilibrio a livello di acidi, in particolare nel rapporto fra acido linoleico e acido a-linolenico. In questo è molto simile al latte materno: l'equilibro fra i due componenti è essenziale, si pensi che un eccesso del primo o una carenza del secondo possono provocare turbe nel sistema nervoso.
La necessità di assumere grassi continua anche quando il bambino è stato svezzato, seppur non a questi livelli (50%). Sulle quantità e modalità di assunzione, dopo lo svezzamento, ci sono disparità di vedute fra i pediatri delle varie parti del mondo: mentre alcuni ritengono che dei grassi alimentari assunti dal bambino almeno due terzi debbano essere vegetali, la Società Europea di Gastroenterologia e Nutrizione (Espgan) sostiene che non esiste alcuna dimostrazione scientifica a favore degli uni o degli altri. Anche sulle quantità non c'è accordo: secondo il Comitato nazionale per la nutrizione dell'Accademia americana della Pediatria servono almeno 300 milligrammi di grassi (0,3 grammi) ogni 100 calorie, mentre il Comitato della Comunità Europea per la Nutrizione “alza” il livello fra i 300 e i 1200 milligrammi di grassi ogni 100 calorie. Va detto che difficilmente nell'alimentazione dei bambini si verificano situazioni di carenza di acidi grassi essenziali. Può però esserci una scarsità di acido linoleico: questo può portare a ritardi nella crescita e ad alterazioni cutanee (della pelle) e del metabolismo. Bisogna prestare attenzione soprattutto quando si allatta il bambino con latte vaccino: il latte di mucca presenta una quantità nettamente inferiore di acido linoleico (meno della metà) rispetto a quello umano. Il problema viene risolto “umanizzando” il latte di mucca con l'aggiunta di oli vegetali.
E' importante che nell'alimentazione del bambino gli acidi grassi polinsaturi siano presenti, ma non in quantità eccessive. E' stato infatti dimostrato che per i neonati questo può creare problemi, soprattutto per l'assenza nei loro organismi di adeguate riserve di vitamina E (che invece gli adulti possiedono). L'integrazione del latte vaccino con olio di oliva può essere preferibile, ad esempio, a quella con olio di girasole proprio per l'elevata presenza, in quest'ultimo di acidi grassi polinsaturi. Un esperimento in questo campo è stato condotto da Galli, che ha paragonato gli effetti della somministrazione rispettivamente di olio di oliva, olio di semi di girasole e grassi saturi in tre gruppi di animali in via di sviluppo. Ne è risultato che quelli del secondo e terzo gruppo presentavano rilevanti alterazioni delle molecole di grasso strutturali sia nel cervello che nel fegato, assenti nel gruppo trattato con olio di oliva. Le modificazioni riscontrate dal ricercatore hanno indicato inoltre che l'alimentazione deve comprendere un giusto rapporto fra acido linoleico e acido a-linolenico, un disequilibrio può infatti creare problemi a livello di tessuto cerebrale.
Infine, l'olio di oliva secondo alcuni studi è particolarmente indicato nell'alimentazione del bambino anche per la sua componente di acido oleico, che influisce sull'accrescimento delle ossa. Uno studio sullo sviluppo delle ossa e sull'influenza dei lipidi è stato condotto dall'equipe di Laval Jeantet, somministrando ad animali da poco svezzati diete diverse per contenuto di grassi. Ne è risultato che lo sviluppo delle ossa e la mineralizzazione migliori si ottengono quando l'organismo in crescita assume trioleina (un trigliceride che deriva dall'acido oleico) e una piccola quantità di acidi grassi polinsaturi, proprio come si riscontra normalmente nell'olio di oliva. 

 

 


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