OLIO D'OLIVA E ANZIANI

Numerose ricerche suggeriscono come una dieta ricca di acidi grassi polinsaturi faccia “diventare anziani” prima….., e con condizioni fisiche e mentali peggiori. Viceversa, un'alimentazione con molta vitamina E, con acidi grassi polinsaturi limitati al 10 % del totale e con un buon equilibrio fra gli acidi linoico e a-linolenico favorisce un invecchiamento più lento dell'organismo, in condizioni migliori (i rischi di demenza senile ad esempio sono più limitati). L'olio di oliva possiede le ultime caratteristiche descritte, quindi rientra sicuramente fra gli “ingredienti” di una dieta di questo tipo.
Per capire il ruolo che “giocano” nell'invecchiamento alimenti come gli oli è necessario partire dal ciclo vitale della cellula. Ognuna di esse racchiude una serie di informazioni interne che ne regolano l'attività biologica, e permettono alla cellula di replicarsi in maniera teoricamente infinita. In realtà nel tempo con le “duplicazioni” della cellula si verificano degli errori, che vengono parzialmente corretti ma che, a loro volta, portano ad ulteriori errori di duplicazione. L'organismo man mano che invecchia porta quindi su di sé i segni via via crescenti della duplicazione cellulare. L'alimentazione influisce fortemente su questi processi, e sul numero di “errori” che ci sono ad ogni passaggio. Una dieta troppo ricca di acidi grassi polinsaturi ad esempio porta ad un processo di “perossidazione cellulare”: le cellule perossidate, cioè danneggiate, hanno in sé dei radicali liberi che agiscono sia sugli acidi nucleici (le “informazioni interne” di cui si diceva prima) rompendoli o mutandoli, sia sulle membrane cellulari esterne. Le diete povere di vitamina E fanno sì che vi sia un aumento nella perossidazione: a loro volta gli acidi grassi perossidati subiscono un processo di “polimerizzazione” e fanno sì che fra le cellule si accumuli la lipofusina, un pigmento. Molti studi hanno dimostrato che l'invecchiamento è strettamente legato all'accumulo di questa sostanza. Una ricerca condotta da Pinckney sulla trasformazione della pelle umana con l'età ha verificato che, sul totale dei soggetti studiati, ben il 78 % (quasi otto su dieci) di quelli che mangiavano cibi con una quantità di acidi grassi polinsaturi superiore al 10 % presentavano segni spiccati di invecchiamento precoce e sembrava più anziano della propria età cronologica. Di questo gruppo, sei su dieci erano anche stati sottoposti alla rimozione chirurgica di lesioni cutanee (ad esempio nei) sospettate di poter portare alla formazione di tumori maligni. 
Un'eccessiva quantità di acidi grassi polinsaturi nell'alimentazione influisce molto anche nella “sindrome psicorganica cerebrale senile”, le forme di demenza dell'età avanzata. I polinsaturi rendono le membrane del cervello più permeabili (penetrabili) da acqua, composti organici e composti inorganici. Si formano così dei rigonfiamenti cellulari, e reazioni a catena che portano a danneggiamenti dovuti ai radicali liberi. A prescindere comunque dai processi degenerativi (perossidazione delle cellule) che provocano, gli acidi grassi polinsaturi sono però un elemento fondamentale per il corretto funzionamento del tessuto cerebrale. L'equilibrio fra danneggiamento e funzionamento, nel cervello, viene mantenuto da un meccanismo di difesa dell'organismo umano, gli agenti antiossidanti. L'aggiunta di antiossidanti alla dieta riduce la formazione di radicali liberi e favorisce l'allungamento della vita. Per quanto riguarda invece la demenza senile, secondo le ricerche condotte da Harman le condizioni più sfavorevoli si hanno quando nell'alimentazione l'acido linolico è presente in misura superiore al 2 % delle calorie e l'acido a-linoleico supera lo 0,5 %: sostanzialmente quando non c'è equilibrio fra le due sostanze e quando le quantità sono eccessive. Sempre Harman ha invece rilevato come, in esperimenti su animali sottoposti a diete diverse, la speranza di vita è superiore fra quelli allevati con olio di oliva rispetto a quelli allevati con olio di mais o girasole, perché la spremitura di olive ha un buon equilibrio interno e un miglior rapporto fra vitamina E e acidi grassi polinsaturi. Questi studi sono stati confermati anche in ricerche parallele condotte sull'alimentazione umana. La conclusione è che la dieta migliore sarà povera di sostanze grasse ricche di polinsaturi, e fra i vari tipi di olio o grasso preferirà sempre l'olio di oliva per l'elevato contenuto di sostanze antiossidanti e l'equilibrio fra acido linoico e a-linolenico.
L'olio di oliva è molto indicato anche per gli effetti positivi che ha nella calcificazione delle ossa, e nel loro mantenimento con l'avanzare dell'età. Secondo studi di Laval-Jeantet in questo caso l'effetto sarebbe direttamente collegato alla quantità di olio assunta: il motivo più probabile sta nella composizione delle ossa stesse, che hanno fra i lipidi strutturali forti quantità di oleato. Delle ulteriori conferme su questi aspetti si sono avute da indagini condotte sulla dieta degli abitanti del sud della Francia: un'alimentazione con molto olio di oliva garantisce un buon apporto sia di oleati che di acidi grassi essenziali, necessari alla mineralizzazione delle ossa.

Quello di oliva è l'olio più indicato per gli anziani, anche per le sue caratteristiche di digeribilità, di cui si è già parlato. Con l'invecchiamento infatti si ha una perdita delle capacità digestive e un cattivo assorbimento delle sostanze nutritive, in primis vitamine e sali minerali. L'olio di oliva è il grasso più digeribile e assorbibile dallo stomaco, inoltre ha una funzione blandamente lassativa che contribuisce a combattere la stitichezza, molto frequente negli anziani. In conclusione, quindi, l'olio di oliva può essere consumato ampiamente sia cotto che crudo: se è crudo è ancora migliore, perché presenta molte più vitamine e sostanze antiossidanti. Si presta in particolar modo ad essere associato e ad insaporire la verdura, ricca di vitamine e sali minerali.

 


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